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versione stampabile Tags: conciliazione, congedi

La sfida quotidiana della conciliazione

fonte: kila - il punto di vista delle donne
data: 22-9-2008

Uno studio dell'Istat documenta lo squilibrio nella divisione del lavoro di cura, le carenze delle politiche pubbliche e la fatica quotidiana per conciliare lavoro e famiglia. Una sfida ardua in tutto il mondo, ma in Italia un po' di più.

Si intitola Conciliare lavoro e famiglia. Una sfida quotidiana il nuovo volume curato dall'Istat-Istituto nazionale di statistica, che analizza le principali problematiche connesse alla conciliazione tra lavoro e famiglia.
Il rapporto utilizza le informazioni sul tema fornite da due indagini campionarie sulle famiglie: l'indagine periodica sulle forze di lavoro, che costituisce la base per l'analisi del mercato del lavoro e che dal 2005 comprende un modulo ad hoc sul rapporto tra lavoro e famiglia, e quella multiscopo sull'uso del tempo nella vita quotidiana.
Dopo avere evidenziato alcune peculiarità dell'Italia nel contesto internazionale con riferimento al mercato del lavoro, alla divisione di genere del carico familiare e alla cronica inadeguatezza delle politiche per la famiglia, lo studio descrive con ampio supporto di dati statistici l'impatto dei tempi di lavoro (retribuito e non) sulla vita quotidiana, gli strumenti che le donne, in particolare, adottano per far fronte a situazioni di sovraccarico lavorativo (dall'orario di lavoro ridotto o flessibile ai servizi e alle reti familiari e informali) e gli esiti che le strategie adottate producono in termini di soddisfazione e qualità della vita. L'ultimo capitolo si sofferma sulle donne per i quali la sfida della conciliazione tra lavoro e famiglia ha avuto un esito negativo, cioè che sono escluse dal lavoro a causa di problemi e impegni di tipo familiare.

Il testo fornisce supporti e documentazioni a un'analisi che nelle sue linee generali è fin troppo nota.
Le donne continuano ad accollarsi le maggiori responsabilità di cura dei figli e degli altri familiari, indipendentemente dal regime di welfare: infatti, nessuna politica pubblica, neanche nei paesi caratterizzati da politiche egualitarie, è stata abbastanza efficace da indurre trasformazioni radicali nella divisione di genere del lavoro domestico. Le donne sono pertanto costrette a pesare costi e benefici di un'eventuale attività lavorativa, e a subordinare la scelta in base alla sua compatibilità con responsabilità e obblighi familiari.

In Italia come nel resto dei paesi mediterranei, la divisione del lavoro familiare appare quasi inalterata nel corso del tempo, con una forte asimmetria a svantaggio delle donne. Questo squilibrio è l'ostacolo più grosso sia alle pari opportunità tra donne e uomini nel mercato del lavoro, sia a una maggiore partecipazione dei padri all'allevamento e alla cura dei figli. Se indagini recenti hanno messo in evidenza qualche segnale di cambiamento, soprattutto quando entrambi i partner sono occupati e hanno un elevato livello di istruzione, il contesto generale rimane caratterizzato dalla diseguale distribuzione di genere del lavoro non pagato. Inoltre, l'Italia si colloca all'ultimo posto tra i paesi europei per quanto riguarda le politiche per la famiglia e in particolare per la consistenza del "pacchetto di aiuti per i figli": precisamente, mentre negli ultimi anni si sono fatti progressi soprattutto legislativi in materia di congedi di maternità e paternità, il nostro paese rimane arretrato per quanto riguarda il sostegno concreto alle famiglie e i servizi per l'infanzia. Del resto le stesse agevolazioni in tema di maternità/paternità non incoraggiano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, quanto piuttosto le compensano per il tempo investito nella cura dei figli.
La mancanza di un contesto familiare e culturale favorevole alla conciliazione si traduce nel nostro Paese in una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro e, al contempo, in una persistente bassa fecondità (da trent'anni sotto la soglia dei due figli per donna), creando non pochi problemi sia per la crescita economica del paese, sia per i rapporti tra le generazioni.


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