Anch'io ho un bimbo di tre anni e negli ultimi mesi mi sono concentrata sui "doveri" e le regole, con risultati assolutamente incomprensibili.
Ci sono giornate in cui riusciamo a mettere tutto in forma di gioco e si dimostra entusiasta per essere un membro attivo della famiglia: si lava solo (non mi prendere troppo alla lettera, ci prova...), addirittura aiuta la sorella (18 mesi) a mettere le scarpe.
Più spesso non mi ascolta proprio, sta tutto concentrato sui suoi giochi e non riesco a farmi guardare in faccia mentre gli parlo, se non aprendo un vero e proprio conflitto che finisce a urla e pianti.
E in questi frangenti non c'è ricatto o minaccia che tenga: con i suoi "capricci" è come se mi urlasse che io non esisto. Di solito la mia reazione è di ignorarlo fino a che non gli passa.
Quando l'urlo si trasforma in singhiozzo lo abbraccio per tranquillizarlo e, se possibile, gli impongo di ubbidire all'ordine che aveva scatenato la battaglia. Non sempre però è possibile: se gli avevo detto di fare SUBITO una determinata cosa e nel frattempo abbiamo battagliato per una buona mezz'ora, alla fine direi che ha vinto lui...
Ignorandolo finché urla vorrei fargli capire che sta usando un modo di comunicazione inammissibile, e che mi rifiuto di mettermi al suo livello. Ma in realtà mi sento assolutamente inadeguata e temo che forse lui è solo lo specchio del mio nervosismo... che non so mostrargli con fermezza e serenità che certe cose "vanno" fatte, o che deve portarmi rispetto.
A scuola, però, ti assicuro che non si permette di disubbidire così platealmente, anzi lì è timidissimo e le maestre lo descrivono come un tenerone.