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 Lunedì, 17 ottobre 2005
Eccomi eccomi eccomi.
Ho spedito i documenti, che domani saranno in Costa d'Avorio.

Mi sento decisamente più leggera.

Ho acquistato il biglietto per la corriera per domani: parto alle 9 con il torpedone di Charlie Brown di cui oramai sono affezionata cliente.

Pensavo che forse potrei scrivere, ora, qualcosa di meno operativo...

Emma, non lascio indietro. Non stavolta. Lo devo a mia figlia e a quei bambini che potrebbero già essere figli di qualcuno e invece giacciono negletti.

m


 Lunedì, 17 ottobre 2005

Rispetto alla volta scorsa qualcosa è cambiato.
Ero preda di un vorace desiderio di assorbire ogni cosa, anche la più piccola.

Ora, invece, mi sembra di avere una pelle fluida, attraverso la quale questo posto con la sua gente mi assorbe.
La stessa pelle che mi rende più che visibile. Ma poco a poco non sono più madame, ma tanti, zietta..; e questo mi appaga.

Questo Paese mi appartiene? Io gli appartengo? È davvero possibile una simile esperienza in un minuscolo manipolo di settimane?

O forse ci son fili, nella vita di ciascuno, che, se seguiti, portano a realizzazione?
E così io, in questo Paese.

Il paesaggio è mutato, i colori vividi si alternano: il giallo dell'erba che comincia a seccare, il bruno intenso delle gonfie spighe di miglio, il verde inspessito delle chiome dei karité.

È stata una buona stagione delle piogge, il raccolto è abbondante, sarà un buon inverno.
Sono ricomparsi i frutti al mercato, le angurie golose in piramidi ordinate, i pomodori corposi, i frutti di guaiava, le papaie, il giallo dorato dei peperoncini, i cetrioli succosi, le zucche...

E nei volti della gente, attorno agli occhi delle madri, sono scomparse le piccole ma profonde rughe di preoccupazione. La carestia è finita. Per coloro che restano c'è una speranza.

Mentre penso a queste cose, passeggio per Ouaga, non il centro, turistico e commerciale, ma i quartieri lontani dalla vita dorata delle ambasciate e dei ministeri, mangio nei maquis dei ouagalesi, bevo la loro acqua, respiro il loro mondo. La mia Ouaga.

Domani, un sole nuovo.

m


 Martedì, 25 ottobre 2005
Accipicchia quanto pubblico!!!!

Questo viaggio in parallelo, nostro e mio, continua e si dipana.
Il mio è un viaggio lungo i fili invisibili, uno dei quali, mio personalissimo, comincia a delineare un disegno ancora velato, ma già -finalmente!- immaginabile.

Un disegno i cui colori avevo in mano da tempo ma non lo sapevo. Ora ho l'impressione di essere vicino a un ancora non visibile cuore pulsante di cui, però, odo il battito.

Il nostro viaggio è, piuttosto, il suo viaggio.
Siamo stati nel suo mondo tre giorni, durante i quali ha vissuto al centro dell'attenzione generale, pavoneggiandosi alquanto, ma senza compromettere sul serio le sue abitudini.

E non penso alle abitudini spicciole, ma a quel mondo infantile privo di preoccupazioni -vi sembrerà strano- in cui tutto è mediato e addolcito dalla presenza rassicurante di una comunità di pari che pari non sono e dalla dolce fermezza di coloro che se ne occupano.
Un mondo che copre e non fa sentire il suo peso.

Siamo partite, infine, sabato. Viaggio pesantissimo su strada pessima. Il caldo, la durata del percorso, un "no" doveroso, la prima contrarietà.

Siamo arrivate a Bobo, 600 mila abitanti, una metropoli. A casa di un'italiana che qui vive e lavora. Un mondo nuovo, un universo sconosciuto. I rubinetti, ad esempio, pranzare a tavola, dover scegliere tra mille collanine una sola, sopportare orari altrui.

Le notti difficili erano già cominciate laggiù, venerdì notte piangeva nel sonno. Sabato notte i singhiozzi di una bimba che non sa farsi consolare.

Domenica a zonzo, bagno entusiasta nella cascata, sonno piombigno sia all'andata che al ritorno, una notte serena. La prima.

Oggi, lacrime in macchina. Relazioni difficili con gli adulti. Non saluta mai. E' con me che si impunta, è con me che si abbraccia.

Difficile per lei capire che ci sono, anche quando non vuole. Soprattutto quando non vuole, quando pensa che una risata sistemi le cose e le permetta di nascondersi.

Una visita a un luogo sacro per la gente del posto è l'occasione per ribadire che lei non fa parte del tutto, ribadire,a modo suo, certo, che lei è altro.
Le chiedo di aspettarmi, scappa, la acchiappo al volo e la rimprovero un po' secca.
Muso che dura fino a mezz'ora fa, quando entro in questo cyber e lei continua la passeggiata con altri.
E' presto per lasciarla, anche per mezz'ora, diranno certo un paio di sorelle a me care.
Forse sì, o forse è presto per tenerla del tutto.

In ogni caso domani torneremo a Ouaga, e lì saranno guai seri. Io e lei da sole. Tante piccole cose perdute.
Tante piccole cose guadagnate che non valgono ancora il fiato per dirle.

Piccolo uccellino spaventato, piccola streghetta orgogliosa, permalosa, adorata...

 

Di buono c'è che ormai sto diventando una ouagalese. Anche se i miei amici (e tutto il quartiere!) hanno paura che mi perda, stia male eccetera.

Tutto questo mentre io, notoriamente perenne insofferente e insoddisfatta, ieri sera tornavo a casa pensando, appunto, di tornare a casa .

Sogno una casetta piccina picciò qui.

Nell'attesa... faccio acquisti per l'interno: un mortaio di legno enorme e pesantissimo, un bouilloir (ve ne farò la foto), ingredienti vari di cucina....

à bientot (anche se con tastiera francese, non so inserire l'accento circonflesso)

m

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