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| Mercoledì, 30 novembre 2005 |
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Partiamo da Phnom Pehn.
Dopo un giro per il palazzo reale riprendiamo la strada per l'aereoporto. Come sempre la gente è sulla strada, i bambini corrono ai bordi, venditori, immondizia, fuochi, frutta, carretti e tutto il resto.
È un aereoporto internazionale, ma sembra quello di Ciampino negli anni '70. Dentro è deserto. I monitor sono fuori e la gente si accalca, più che altro per salutare.
Prendere e portare via, in poco meno di 8 giorni. Lui non lo sa, ma non rivedrà questa terra molto presto. Occhi come i suoi, colori come questi. Mi concentro sul concetto di residualità dell'adozione, che nel documento della convenzione dell'Aja tante volte ho letto e tanto mi ha convinta. Qui scopro che in certi paesi questo termine non ha alcun significato. Le adozioni internazionali per certi bambini non sono affatto residuali, sono l'unico modo per per avere una famiglia. Mi chiedo come sia possibile che ad alcuni bambini di certe parti del mondo possano spettare solo alcuni dei loro diritti fondamentali: il diritto ad avere una famiglia e il diritto a crescere nel paese in cui si è nati. Uno, qui, esclude l'altro. Si fa economia.
Le leve per permettere che entrambi i diritti possano essere garantiti non passano per le maglie dell'adozione internazionale, ma per quelle macroeconomiche e politiche internazionali. Garantire pari diritti per tutti i bambini sta dentro al concetto di garantire pari diritti per tutti. Sappiamo che noi possiamo scegliere gli acquisti fra aziende che non hanno un comportamento scellerato nel sud del mondo, e continuare a informarci, mantenere alta l'attenzione su quel che succede dall'altra parte del mondo.
Arriviamo a Bangkok di notte. Ci accoglie una città rumorosa e scintillante. Mi era stata descritta, ma non avevo capito quanto si proiettasse verso l'alto. E correndo col taxi per le strade di Bangkok (correndo, non più lente traversate) capisco veramente quanto è povera la Cambogia. Non arrivando dall'Italia, ma arrivando a Bangkok, a meno di un'ora di aereo. Bangkok non è la Thailandia: sicuramente in diverse parti del paese la situazione è decisamente meno scintillante, ma se confronto capitale con capitale la differenza salta all'occhio. a Phnom Pehn esistono sacche di povertà diffusa. Non ci sono zone esenti da tutto quello che ho descritto. Non bisogna andarsele a cercare ma sono sempre, sempre, sotto agli occhi. Bangkok è diversa. Si percepisce un benessere. sicuramente non di tutti. Ma esiste ed è diffuso. Un'altra vita, un altro mondo.
Riporto alla memoria il cartellone che ho letto a Tuol Sleng sulle distruzioni dei khmer rossi 30 anni fa e tutto si spiega:
- 3.314.768 tra morti e scomparsi
- 141.868 invalidi
- 200.000 orfani
- 634.522 case distrutte
- 5857 scuole distrutte
- 796 ospedali e infermerie
- 1961 pagode
- 144 moschee
- 1.507.416 capi di bestiame
- tutte le infrastrutture
- 3.700 unità di produzione artigianale
- Phnom Penh e tutti i centri urbani abbandonati
Tutto questo fra il 17.04.1975 e il 7.01.1979.
Di fatto il geneocidio è ancora una ferita aperta di questo paese. Non c'è stata qui una Norimberga e i 3 milioni e passa di morti sono su una popolazione di poco più di 10 milioni di persone. Una situazione del genere si è ripetuta in Argentina, quando al regime si è sostituita la democrazia senza soluzione di continuità, ma qui non ci sono né le madri né le abuelas ... O nel Ruanda recente, in cui gli assassini dei tuoi familiari possono continuare a vivere nella via accanto. I khmer rossi non sono mai stati processati. né i vertici né gli esecutori e continuano a vivere e morire in questo paese di vecchiaia. I loro effetti continuano ad essere presenti nella faticosa vita di un paese che somiglia più a un paese africano che ai propri confinanti... |
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| Lunedì, 12 dicembre 2005 |
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E infine ci siamo. Siamo al termine di questo lunghissimo viaggio durato più di due anni in realtà. Le cose, presto, si incanaleranno verso una più o meno consueta quotidianità, lasciando fuori dalla porta un recente vissuto quasi da reality .
Si chiude la porta.
Dentro, una famiglia in formazione, rivolta verso il nuovo arrivato, alto un metro con attitudini precise. Io sono stata una madre che si è subito innamorata della figlia, dal primo istante di vita. Da prima forse. Mi devo riconfigurare come madre che deve mettere in atto una volontà di amore. Devo lasciare lo spazio e il tempo, come ha detto una mia amica, di far transitare un bambino dai bordi al centro del mio universo. Devo trovare la mia volontà di potenza affinché questo sia operato quanto prima. Ciò si scontra col mio naturale modus operandi , di lasciar scorrere gli eventi e non esercitare eccessive pressioni sulle persone, anche in fieri, e dunque il meccanismo non si mette in moto. E aspetto.
... di un bambino un figlio... |
Oggi c'è un'afa asfissiante. Fortuna che me ne vado.
Devo completare il racconto del terzo e ultimo istituto già quasi scritto e poi oggi ... Siamo andati a Tuol Sleng... Anche chiamato S21. Il posto dove i Khmer rossi hanno organizzato le torture. Per la prima volta ho avuto un nodo in gola. Terribile.
Oggi ho detto alla referente che prima di partire lasciamo Visal in qualche risaia locale. Fa un casino dietro l'altro. Sospetto come tutti i maschi pari età... Ha rotto un'infinità di cose, compresi gli occhiali di Pier. Ma non per caso... Con impegno e costanza. E con un ghigno e sorrisetto malizioso che è tutto un programma. Il padre è completamente ricoglionito (si dice rincoglionito sui forum?) per lui. Io ho conservato invece una buona lucidità da pensare che è veramente un gran paraculo.
Erica sopporta stoicamente. Povera.
Tutto dipende dalla burocrazia italiana da domani in poi… In Cambogia per avere i documenti pronti 4 gg ... per entrare in Italia chissà?
Lunedi consegno i passaporti all'ambasciata per far avere il visto di ingresso a Visal e poi spedisco la documentazione a Roma. Loro si prendono i loro xx giorni per vedere se un feroce terrorista bussista non stia entrando nel nostro paese spacciandosi per un cambogiano al 75mo percentile e mi danno l'ok.
Nun c'ho voglia. Avrei preferito fare tutto da qui. Nun me vaaaaaaaa c'ho la fiaccaaaaaaaaaaaaaa.
Se siamo fortunati partiamo venerdì per arrivare sabato mattina, se no partiamo martedì e arriviamo mercoledì. |
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| Mercoledì, 21 dicembre 2005 |
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Dopo l’indipendenza dalla Francia, nel 1953, la Cambogia è stata coinvolta ai margini della guerra del Vietnam. Per eliminare le sacche di vietcong che si spostavano dal Vietnam alla Cambogia, gli USA hanno massicciamente bombardato il territorio cambogiano in più riprese. Bombe al fosforo, al napalm, a grappolo, che costarono la vita a seicentomila cambogiani. In seguito all’invasione della Cambogia da parte di USA e Vietnam del Sud si polarizzò nel paese un movimento di opposizione marxista-maoista, i khmer rossi, attorno a Pol Pot. Nel 1975, quando gli USA lasciarono il Vietnam, i khmer rossi occuparono Phnom Pehn.
Era l’inizio dell’anno zero.
Pol Pot evacuò i 2 milioni di abitanti della capitale costringendoli a marce forzate verso le campagne, in luoghi lontani dal posto in cui erano nati e dividendo le famiglie.
La società cambogiana doveva essere rifondata su base comunista e contadina. Tutto ciò che avesse a che fare con la modernità venne distrutto: scuole, fabbriche, infrastrutture, anche i templi buddisti furono rasi al suolo e i monaci perseguitati. Il denaro fu abolito.
Non si potevano portare gli occhiali, non si poteva dimostrare di saper leggere, non si dovevano conoscere lingue straniere: tutto questo decretava la morte.
L’istruzione scolastica passava attraverso i campi di rieducazione. I cambogiani erano costretti a lavorare forzatamente nelle campagne, per poi essere uccisi nei killing fields. Le persone morivano di fame, di stenti e di epidemie sotto il controllo vigile dei khmer rossi che spesso, spessissimo, erano solo ragazzine e ragazzini. Assistevano o procuravano l’uccisione dei propri genitori e poi venivano reclutati nell’esercito. Uno dei killing fields più grande è a soli 15 chilometri da Phnom Pehn: Choeung Ek. Ho letto che lì esiste l’albero dei bambini, luogo in cui centinaia di bambini furono massacrati facendo sbattere loro il cranio contro la corteccia.
In pieno regime fu costituito S-21, il carcere in cui venivano torturati e uccisi gli “oppositori”: Tuol Sleng, oggi un museo del genocidio. Di lì sono passati forse ventimila persone e circa duemila bambini. Solo sette i sopravvissuti.
Le persone erano stipate nelle celle, legate ai ceppi. Prima di fare qualsiasi cosa, anche cambiare posizione, occorreva l’autorizzazione del guardiano. E i guardiani potevano chiedere di fare qualsiasi cosa ai prigionieri. |
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Nel 1979 l’invasione vietnamita mise in fuga Pol Pot e i suoi adepti in Thailandia, che qui erano sostenuti da Cina, Usa e altri paesi europei contro i vietnamiti e in funzione anti URSS. Infatti il governo Khmer rosso, in esilio, ha continuato a rappresentare la Cambogia presso le Nazioni Unite, fino al 1993, benché non fosse più al potere dal 1979; questo grazie agli appoggi internazionali, di Cina e Usa, specialmente.
Nel 1987 i vietnamiti lasciarono la Cambogia. Il nuovo governo di coalizione e le successive operazioni di pacificazione furono sempre osteggiati da Pol Pot.
Nel 2003, dopo quattro anni di trattative con il governo cambogiano, refrattario all’instaurazione di un tribunale internazionale, le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione, che prevede la creazione di una Camera Straordinaria.
Nel 2004 il parlamento cambogiano ha ratificato il trattato dell'Onu che stabilisce la celebrazione di un processo, da parte di una Corte Internazionale, nei confronti dei capi dei khmer rossi ancora viventi (circa sei).
Il processo costerà intorno ai 50 milioni di dollari.
L’appello lanciato dall’Onu agli stati membri, per effettuare donazioni volontarie che permettano la celebrazione del processo, è stato accolto solo dall’Australia che ha donato 2 milioni di dollari.
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