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Phnom Penh 25 novembre 2005
La mattina qui comincia presto. Alle 5 è già possibile fare colazione in albergo. Colazione orientale e internazionale. Questo significa che se ti capita, come a volte è capitato a me, di girare per il ristorante a quell'ora della mattina, sei assalito da odori. Ti penetrano nelle narici e decidi di non fare colazione. D'altra parte è dura scegliere fra wurstel e ketchup, spaghetti fritti, carne bollita e cipolla a volontà, germogli di soia cucinati con mille salsine.
Qui mangiamo bene, ma ci piace la cucina orientale, abbiamo visto che non è una passione condivisa. Non dite a Papino che mangiamo uova e pollo. |
Prima di arrivare qui avevamo subito ogni tipo di terrorismo psicologico sulle modalità igieniche da adottare per sopravvivere. Già sapevo che non saremmo sopravvissuti.
Non avremmo mai potuto essere tanto organizzati. Lavarsi i denti con l'acqua minerale. Non bere acqua col ghiaccio, lavare tutto con l'amuchina, niente verdura cruda e così via. Abbiamo fatto quotidianamente il contrario di tutto questo. E devo dire che ciò contribuisce in buona misura al nostro completo relax.
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anche ieri dopo colazione ci aspettava il nostro lupetto khmer per finire il giro degli istituti. Abbiamo liberato le stanzette dagli ingombranti alfieri e tutto è stato caricato, insieme alle bici e ai passeggini. Per loro avevamo preso anche i libri di storie cambogiane.
Sulla strada verso il primo, passiamo attraverso il villaggio musulmano. Vediamo una moschea, le donne usano la krama come velo e gli uomini coprono la testa. Non so che mix di etnie costituisca questa minoranza religiosa, ma sono bellissimi. Religioni diverse (la Cambogia ha un sincretismo religioso induista e buddista) ma stessa povertà.
Passiamo un posto di blocco. Ci fermano. Immaginiamo subito che fosse perché eravamo in 4 al posto di guida... No. Allora forse per la merce trasportata? Nemmeno. I poliziotti si vogliono solo assicurare che il conducente abbia la patente. Puoi trasportare bambini nei sacchi o cocaina. L'importante è che tu sia patentato per farlo!
La strada poi si interrompe… e comincia “la strada”. Niente a che vedere con le nostre strade bianche. Si tratta per lo più di piccole strisce di terreno fra una voragine e un'altra. A volte piene di acqua. Già mi immagino in missione camel trophy perché prima o poi il lupetto annegherà con tutto il suo carico in una delle voragini. E invece lento, ma inesorabile, riesce ad andare avanti. Ma di carretti a trazione umana impantanati ne vediamo molti. Ai lati delle strade (la bidimensionalità) si vende. Si vende gasolina in taniche o bidoni con tubo a risucchio, frutta e verdura, pesce marcio (non ho altre definizioni), piccole conchiglie del mekong, a volte condite con peperoncino, che qui vendono a sacchetti e mangiano come fossero noccioline. Bibite in sacchetti trasparenti e cannuccia dai colori accesi. E poi i soliti animali e i soliti bambini. Vedo anche alcuni aquiloni fatti con le buste di plastica… e sorrido.
Polli e anatre vengono spesso trasportati sulle motorette. Uniti per le zampe, vivi, a mazzi da 10. La carne, già macellata, è invece trasportata sui carretti di legno, già tagliata in grosse bistecche. I maialetti, invece, di pochi giorni, vengono stipati in cilindri di corda, e vengono portati non so dove. Li vedo sempre ai mercati appesi per le zampe e completamente laccati. Piccoli come conigli.
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Arriviamo finalmente al primo istituto. Scendiamo dal lupetto e ci saluta una bambina che sta tornando da scuola. La mattina alcuni di loro, credo circa 15, vanno a scuola. Le lezioni terminano fra le 10 e le 11, ma credo che inizino molto presto. Sono in divisa: gonna blu e camicia bianca le bambine e pantaloni blu e camicia bianca i maschi. Arrivando qui ne abbiamo visti molti che stavano tornando a casa, a piccoli gruppi o in bicicletta. Non so quale sia il tasso di accesso all'istruzione di questo paese. Dovrò informarmi.
Vicino al cancello noto una specie di bacheca in ferro con scritte in khmer. Sono appesi tre fogli. Vengo a sapere che sono le notifiche di ritrovamento di 3 bambini. Se entro una certa data nessuno si farà vivo cominceranno le pratiche per l'adottabilità.
Appena cominciamo a scaricare le prime cose e metterle al di là del cancello si avvicinano i bambini più grandi che ridendo e vociando subito ci aiutano, portando sotto al portico le bici e i tricicli. Trasportiamo anche i 4 alfieri. Rimangono tutti fermi, impalati a fissare i “tesori” tranne due piccoletti di circa 3 anni, vestiti uguali, con un pigiamone a strisce bianche e nere, che si impossessano di una bici. Li invito a scartare le bici dal cellophan. Lo faccio io per prima e poi una volta liberate le bici ciascuno prende una bici o aiuta chi è seduto ad andarci. Questo fino all'arrivo del direttore che fa rimettere tutto a posto, vicino ai sacchi e i bambini si rimettono sulla panchina a guardare. Spieghiamo al direttore cosa contengono i blue box e diciamo di aprirli. Ma non siamo ascoltate. Chiediamo allora di visitare la stanza dei piccoli, che si trova al primo piano. Appena saliamo vediamo due lettini fuori dalla stanza, di due piccoli nati nel 2004, uno piange spaventato e uno accenna dei sorrisoni. Gli accarezzo le manine. Poi un piccolo corridoietto e lo stanzone con tanti lettini pieni di bambini, tutti sotto ai due anni. Con le nanou che li accudiscono, vestite di rosa. Sono tanti davvero, chi sorride, chi piange disperato, chi guarda spaventato. Tutti in piedi tendendosi alle sbarre di legno dei loro lettini. Uno sguardo a tutti cercando di immagazzinare qualche ricordo. Nel terzo lettino avanti un piccolo piange disperato. Forse è una bambina. Sono tutti vestiti uguali questi piccoli, lacere magliette giallino sbiadito. Nessun gioco. Almeno io non ne ho visti.
Torniamo indietro, ancora un saluto ai due piccoli nati nel 2004 e scendiamo. Salutiamo, ci seguono fino al cancello e andiamo via. Salutando. |